Nei Media

Interviste alle Anziane del Tempio di Ara sono apparse in media locali, nazionali e internazionali tra cui: 

The New York Times, The Los Angeles Times, The Washington Post, USA Today, Marie Claire, New York Magazine, NPR, ABC, Fox News, Lifetime, The Roseanne Show, CNN, PBS, The London Times, The Sydney Times, the BBC, Oggi, e molti altri. I giornalisti che desiderano intervistare le Anziane del Tempio o ricevere informazioni riguardo al Tempio di Ara possono contattarci.

Intervista realizzata per "Voci Pagane"

Su gentile concessione della curatrice, Sarah Bernini, e dell’Anguana Edizioni , riportiamo un estratto, adattato per il web, dall’intervista al Consiglio delle Anziane del Tempio di Ara apparsa in “Voci Pagane – volume 2”, acquistabile online al seguente link:

 

 

Com’è nato il Tempio di Ara?

Parla Phyllis: “Il Tempio di Ara è nato a New York nel 1983 quando, una volta terminata la mia formazione wiccan, sono stata ordinata Gran Sacerdotessa nella Tradizione Minoica, una tradizione il cui lignaggio discende da Gerald Gardner, e ho fondato il Cerchio di Ara. Nello stesso periodo mi stavo dedicando allo studio del Core Shamanism (sciamanismo transculturale), partecipando al primo cerchio sciamanico basato sul lavoro del Dott. Michael Harner, l’ormai celebre gruppo di Brooklyn, di cui faceva parte anche la meravigliosa Lorenza Menegoni. Oggi la Tradizione di Ara è una delle congregazioni wiccan più longeve degli Stati Uniti, nonché una delle poche a essere migrata nuovamente dagli USA all’Europa. Dopo aver passato più di vent’anni a sviluppare un approccio sciamanico unico nel panorama della wicca contemporanea, abbiamo dovuto riconoscere, spinti anche da studenti e iniziati, di essere ormai divenuti una tradizione spirituale autonoma, con una sua identità originale e distinta: la Tradizione di Ara.

Il Tempio di Ara è nato per organizzare sul piano formale la Tradizione di Ara, per coadiuvarne la crescita globale e per sostenere le comunità di Ara attive negli Stati Uniti, in Italia, Belgio, Canada e Australia. Negli Stati Uniti il Tempio di Ara è un’organizzazione religiosa legalmente riconosciuta e speriamo di ottenere un giorno lo stesso riconoscimento in Europa e in ogni altra parte del mondo.”

 

L’Italia ha avuto un ruolo speciale nella sua fondazione?

Parla Phyllis: “All’inizio del mio cammino spirituale, quando sono stata iniziata col nome di Aradia, ho anche fatto voto di contribuire alla rinascita dell’Antica Religione in Italia. Poiché in latino ara vuol dire “altare”, il nostro nome andrebbe tradotto come “Tempio dell’Altare”. Inoltre, nonostante le origini del nome “Aradia” siano avvolte dal mistero, si è sempre ritenuto che significasse “Altare della Dea”. Ara è anche il nome della costellazione che si trovava sull’orizzonte al momento della mia nascita, ma sono passati molti anni prima che il suo significato e la sua importanza mi fossero finalmente rivelati.

Nel 1987 ho visitato l’Italia per la prima volta e, dopo un pellegrinaggio al lago di Nemi, alla ricerca dei resti dell’antico tempio di Diana, ho continuato verso sud fino a raggiungere Paestum. Qui ancora si ergono tre bei templi della Magna Grecia dedicati a Era e Poseidone. Giunta al sito archeologico, ho discretamente lasciato un’offerta, poi mi sono seduta su un prato dietro i templi per fare un viaggio sciamanico in cerca di una visione che guidasse il mio futuro. Quel viaggio è stato un susseguirsi d’immagini primordiali e misteriose, ma quando ho chiesto indicazioni la risposta è stata estremamente chiara e diretta: “Costruisci i Miei templi.”

Tornata a New York, dove a quel tempo vivevo e lavoravo, mi sono sentita molto a disagio per l’incarico ricevuto: come potevo io, con le mie modeste entrate, costruire dei templi in una delle città più care del mondo? La risposta a questo interrogativo mi è giunta una sera, nel bel mezzo di uno degli incontri del Cerchio. Vedendo l’espressione raggiante sui visi intorno a me, ascoltando le conversazioni e le risate, e avvertendo un senso d’amore e di presenza che non potevo non riconoscere come sacro, mi sono accorta che ciascuna di noi era un tempio in cui risiedeva il divino.

Ho compreso che per “costruire templi” dovevo insegnare delle pratiche che consentissero a ognuno di scoprire il Divino sia dentro di sé che nel mondo circostante.

È nei nostri cuori che quella Presenza risiede ed è lì che possiamo incontrarla. I nostri cuori sono il nostro altare, il luogo in cui cielo e terra, spirito e materia, sono una cosa sola e le nostre vite divengono l’offerta, la magia sacra che co-creiamo insieme al Divino.

Se siete in cammino alla ricerca del Divino che è dentro di voi e nel mondo, allora sappiate che siete tutti benvenuti nella comunità di Ara. […]”

 

Quali sono le caratteristiche e le pratiche della Tradizione di Ara?

Parla Phyllis: “Nei miei primi anni di riflessione teologica mi sono dedicata a decostruire molti degli insegnamenti tradizionali, e spesso patriarcali, della wicca per distillare un sistema di principi e pratiche essenziali che includesse anche le tecniche dello sciamanismo transculturale. Il nostro principale precetto spirituale ed etico consiste nel riconoscere che il mondo in cui viviamo è sacro e, di conseguenza, nel tentativo di vivere in modo altrettanto sacro. Il cardine della nostra Tradizione è far sì che ognuno di noi faccia esperienza diretta il Divino nel mondo e in se stesso, perché Esso possa poi guidare le nostre vite.

Uno dei principali tratti distintivi della Tradizione di Ara è che non riconosce la Legge del Tre. Sono stata la prima a criticare pubblicamente questa “legge” ne “L’Arte della Magia”, mostrando com’essa non fosse che un’eco del concetto di punizione biblico e come, comunque, non risultasse in linea con la nostra visione del mondo. Nello stesso contesto ho offerto un ethos alternativo, basato sui principi fondamentali della nostra cosmologia: l’immanenza del Sacro, ovvero la Sua presenza nel mondo, che è il motivo per cui cerchiamo di vivere in modo sacro; la Terra stessa è un’incarnazione della Divinità e la nostra guida nell’imparare a vivere in maniera appropriata. Questo è il cuore del lavoro in cui siamo impegnati al momento e crediamo che si tratti di un argomento estremamente importante per il nostro movimento spirituale nel suo complesso dato che, via via che cresce e si sviluppa, aumentano anche il suo peso e la sua influenza nella società. Sono quindi molto felice che, gradualmente, un numero sempre crescente di wiccan e pagani, affiliati a molte Tradizioni diverse, stiano cominciando a condividere la nostra visione critica e i principi etici su cui il Tempio si basa. […]”

 

La Tradizione di Ara ha un pantheon definito, oppure eclettico?

Parla Linda: “Il nostro è un approccio olistico, basato sulla consapevolezza che non siamo separati dal Divino, ma al contrario sempre connessi, così come siamo sempre connessi gli uni agli altri e a tutto ciò che esiste. Siamo in comunione con il Sacro e siamo in grado di ascoltare la Sua voce che ci parla attraverso gli insegnamenti della Terra, dei nostri spiriti-guida e della nostra vocina interiore. Dal momento che la saggezza del Divino è tutt’intorno a noi nel mondo naturale e, al contempo, risiede dentro di noi, io personalmente non mi considero una deista. Ciononostante riconosco che le diverse Divinità rappresentano specifiche espressioni archetipiche della Natura e come tali li approccio quando scelgo di lavorare con loro. In questo modo, le Dee e gli Dèi acquistano per me un forte impatto visivo e, intesi come significanti o supporti mnemonici, mi aiutano a ricavare da esperienze precedenti nuove forme di conoscenza e consapevolezza e mi forniscono un quadro teorico-pratico di riferimento.

Parla Phyllis: “Mi piace la risposta di Linda, ma penso che molti di coloro che seguono la nostra Tradizione sperimentino un’effettiva connessione con gli Dèi e le Dee, con le loro manifestazioni o incarnazioni sia nella realtà ordinaria che in quella non-ordinaria, e che la relazione scaturita da queste connessioni sia per loro molto potente. Non è raro che le persone si sentano “chiamate” o guidate dal Divino espresso sotto forma di una particolare Divinità. Sicuramente così è stato, e continua a essere, per me. Ho sempre esortato le persone a seguire questa chiamata, ad approfondire le tradizioni culturali dei loro antenati e, soprattutto, a seguire il loro cuore. Fa tutto parte del Mistero che ci dedichiamo a esplorare. Attualmente, seguendo le indicazioni ricevute nel nostro lavoro spirituale, ci stiamo concentrando in particolar modo sugli Spiriti del Luogo e finore i risultati sono stati straordinari, specialmente in Italia.

Parla Kirsten: “Ci sono moltissimi modi d’interpretare la propria esperienza del Divino, per questo il Tempio di Ara incoraggia i suoi membri a sviluppare e coltivare una connessione personale con la Natura, il corpo incarnato e vivente del Divino, e a lavorare con gli Spiriti del Luogo in cui si vive. Oltre a poter seguire le tracce delle nostre tradizioni indigene, sopravvissute nel folclore o nelle tradizioni popolari, abbiamo la fortuna di avere la stessa insegnante dei nostri antenati: la Natura.”

 

Come è visto il rapporto maschile/femminile nella Tradizione di Ara?

Parla Linda: “Osservare il mondo solo attraverso le lenti del dualismo generalmente crea una mentalità di tipo o/o, una scissione in due gruppi opposti o contraddittori che risultano escludersi a vicenda. Nelle religioni occidentali, per esempio, il dualismo è rappresentato dal conflitto tra bene e male, paradiso e inferno, giusto e sbagliato. Lungo il sentiero di Ara siamo giunti a comprendere che il dualismo non riflette la più elevata verità del Divino Immanente dove non vi è alcuna separazione.”

Parla Phyllis: “Esattamente, per questo preferisco usare il concetto di polarità, piuttosto che dualismo, e la polarità è uno dei principi organizzativi dell’Universo. Dalla nostra prospettiva di esseri umani vediamo la polarità espressa nelle forme di maschile e femminile. A differenza del modo in cui la maggior parte delle religioni considerano il dualismo, io non lo vedo come una dicotomia in conflitto o in opposizione, quanto piuttosto come una polarità dinamica e interattiva. È il processo dialettico attraverso cui la Creazione si evolve. I due poli sono in realtà complementari e insieme danzano la danza della Creazione. Il potere unificatore che li tiene insieme, la musica il cui ritmo guida i loro passi, è l’amore. L’amore è l’energia della più elevata, più profonda e onnipervasiva verità della Fonte Divina.”

Parla Kirsten: “La Natura, infatti, ci mostra una miriade di forme diverse: femminili, maschili, prive di genere o persino in grado di mutare il proprio genere - forme che uniscono la trasformazione al dualismo generalmente riconosciuto. Ognuna di queste forme è necessaria per la buona salute del sistema.”

 

Qual è la vostra posizione sulla questione esoterismo vs essoterismo?

Parla Phyllis: “Ah, questa questione mi fa sorridere perché mi ricorda la vecchia domanda se gli Dèi e le Dee siano archetipi che vivono solo nella nostra interiorità o esseri con un’esistenza oggettiva al di fuori di noi, domanda cui rispondo sempre: sì, entrambi! Interno ed esterno sono un’illusione della coscienza non-risvegliata.

La Tradizione di Ara è una Tradizione Misterica. Per noi, però, il Mistero si nasconde in bella vista e il nostro cammino consiste nel rimuovere dai nostri occhi la benda che ci impedisce di vederlo per poter imparare dal Mistero e vivere in armonia con esso. È il motivo per cui prestiamo attenzione ed è anche ciò a cui prestiamo attenzione. È un buon modo di vivere, ricco d’ispirazione e avventura, perché c’è sempre una nuova svolta nel labirinto, un qualcosa di nuovo da svelare, una nuova sfida o una nuova benedizione. La vita e il Sacro riaccendono sempre la fiamma del nostro impegno e della nostra partecipazione.”

 

Come credete si possa risolvere il problema della paura che molte persone provano nei confronti di movimenti come la wicca, il neopaganesimo e la riscoperta della Dea Madre in ognuno di noi? A vostro parere, un’informazione corretta può aiutare contro certi preconcetti? La Tradizione del Tempio di Ara come affronta questo aspetto?

Parla Phyllis: “[…] la paura che molti provano si basa su una serie di menzogne, su centinaia di anni di mistificazione. La verità è l’antidoto. M’imbatto continuamente in persone che rimangono affascinate nello scoprire chi siamo in realtà, quello che effettivamente facciamo e il fatto che consideriamo il mondo come sacro e noi stessi come parte di questa sacralità. Ed è proprio questa l’essenza della magia: trasformare qualcosa di negativo in positivo. È un lavoro necessario e il Tempio di Ara è stato presente sulla scena pubblica fin dall’inizio. Non pretendiamo che chiunque pratica secondo la nostra Tradizione si dichiari pubblicamente, ma spesso le persone sono attratte dal cammino di Ara proprio per il lavoro che facciamo a livello pubblico, nel mondo, perché siamo disposte a batterci per quello in cui crediamo, per quello che sappiamo essere vero e giusto. È così che si cambia il mondo.”

 

Sempre riguardo a questo discorso, vi è mai capitato per qualche motivo di imbattervi nella censura per il fatto che siete legate o comunque in contatto con l’ambiente della wicca e del neopaganesimo?

Parla Phyllis: “Qualunque prezzo io abbia pagato per essere divenuta un personaggio pubblico, poter sostenere e difendere il nostro movimento spirituale mi ha dato molto più di quanto io possa aver perso. Il dono più grande è stato l’essermi liberata delle mie paure. Non si può percorrere questo cammino spirituale e avere paura. Nessuno è coraggioso all’inizio: io stessa ero molto spaventata la prima volta che sono apparsa in pubblico e lo ero anche le prime volte che interagivo con i media. Col tempo, però, ho imparato che se andavo avanti nonostante la paura, rifiutando di lasciare che mi bloccasse, diventavo un pochino più coraggiosa e ogni volta l’impresa si rivelava leggermente più semplice, finché non sono finalmente arrivata ad apprezzare la sfida.”

Parla Kirsten: “Anche se abbiamo fatto grandi progressi, siamo ben consapevoli che la nostra comunità è ancora oggetto di discriminazione a causa della paura e degli stereotipi associati alla nostra religione. Nel momento in cui facciamo pubblicamente uso dei nostri nomi anagrafici, noi membri del Tempio di Ara siamo perfettamente consapevoli dei rischi di discriminazione e umiliazione a cui potremmo andare incontro.

Negli Stati Uniti, per esempio, a un aumento dei matrimoni interconfessionali è corrisposto un amento nelle cause per la custodia dei minori incentrate sulla fede. Ci sono stati casi di genitori pagani in cui l’ex-marito ha cercato di ottenere un vantaggio nel procedimento per la custodia dei figli “convertendosi” al cristianesimo nel tentativo di usare la religione della moglie contro di lei. In un recente caso di divorzio nell’Indiana, il giudice ha unilateralmente stabilito che nessuno dei due genitori poteva esporre la prole alla religione pagana che entrambi professavano. Fortunatamente, la corte d’appello ha riconosciuto il diritto alla libertà religiosa della famiglia, contrastando la poco corretta decisione precedente.”

Parla Phyllis: “Sicuramente la paura che gli altri hanno di noi è un fattore da prendere in considerazione, ma io sono più interessata a lavorare con le NOSTRE paure: quei timori che, come pagani, ci spingono a rimanere nascosti, che ci trattengono dall’essere onesti con gli amici e la famiglia su quello che siamo, quello in cui crediamo, sulla nostra spiritualità, e che ci impediscono di affrontare apertamente questi stereotipi negativi. O anche le paure che generalmente ci inibiscono come esseri umani, impedendoci di realizzare appieno il nostro potenziale, di credere in noi stessi e negli altri, nei nostri sogni e nel nostro potere di farli avverare. Non si può cambiare il mondo, se prima non si cambiano queste paure. Non si può contribuire alla guarigione della Terra finché non si guariscono quelle ferite che hanno dato origine alle personali paure di ognuno, quali che siano. È questo uno dei motivi per cui teniamo un workshop sull’Ombra: per aiutarci a trasformare i Guardiani della Porta, ovvero le paure che ci limitano, in Insegnanti e Portatori di Doni, fonti di forza e auto-consapevolezza.”